La modella schiava 1: Elizabeth entra nell’agenzia di modelle

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Elizabeth qualche anno fa entrò in un agenzia di un modelle quasi per scherzo, dietro la scrivania trovò una bella mora Monica che le chiede cosa volesse.
“Vorrei iscrivermi come modella” sbottò sorridendo nervosamente
“Hai un curriculum, delle tue foto?”
“No.”
“Esperienza?”
“Sono stata solo al liceo”
“Ok” fu la risposta svogliata. “Compila questa domanda.” Si sedette dietro a una scrivania dall’altra parte della stanza, sentendo gli occhi delle brune presenti nella stanza sul suo corpo.
“Ho finito cosa faccio adesso?”
“Ok, ho bisogno di identificarti, mi serve patente di guida o carta d’identità.”
“Ho entrambi”. Elizabeth mise le mani dentro la borsa e tirò fuori entrambi i documenti. Monica scrisse alcune informazioni sulla sua domanda. Mentre le stava dicendo che il capo non era presente e che sarà richiamata per fissare un colloquio, entrò Jane la moglie del titolare dell’agenzia, una donna bionda, molto alta e con un seno molto grande.
“Qualche chiamata Monica?”
“No, ma questa giovane fanciulla è alla ricerca di lavoro come modella.”
“Allora vuoi fare la modella ragazza?”
“Si, lo vorrei davvero fare.”
La donna la guardò e ne fu colpita.
“Vieni dentro e parliamo”. Monica passò la domanda a Jane che le fece l’occhiolino, mentre chiudeva la porta alle sue spalle. Era un grande ufficio con scrivania, grandi scaffali di libri e riviste, un divano e alcune sedie. Le pareti erano piene di foto e poster delle modelle dell’agenzia.
“Siediti lì e mettiti comoda.”
Si sedette proprio davanti a lei, cercò di tirare su la gonna per non mostrare le gambe, anche se probabilmente le sue mutandine erano visibili.
“Bene, ora vediamo, ti chiami Elizabeth e hai appena compiuto 18 anni. Sei ancora al liceo e lo finirai questo mese”. Guardò Elizabeth negli occhi. “Lo sai che sei troppo bassa per fare la modella vero?”
“Si, lo so, ma penso che potreste valutare anche altri tipi di corporatura.”
“Beh si, questo può essere fatto in rari casi se c’è talento, personalità.”
“Si, signora capisco. Sono disposta a lavorare sodo, ad allenarmi e tutto il resto, ma non posso partecipare a una scuola per modelle, ho fratelli e sorelle più giovani di me, mio papà ci ha lasciato molti anni fa e tutto pesa sulle spalle di mia mamma”.
“Ok fammi vedere come cammini le disse”
Elizabeth si alzò e cominciò a camminare avanti e indietro. “Quella gonna che indossi è una vera schifezza, non riesco a valutarti, toglila le disse.”
“Mi devo spogliare?”
“Sono una donna e sono professionale, se ti dico che ti voglio vedere devi farlo rispose Jane alquanto irritata”.
“Le chiedo scusa signora, ma non ho mai fatto un provino”. Elizabeth si slacciò la gonna mostrando le gambe bellissime e scolpite e l’intimo grossolano, probabilmente comprato alla bancarelle di un mercato di provincia.
“Penso che le tue misure siano buone, ma il tuo intimo è abbominevole Di solito dico alle aspiranti modelle di tornare a casa e tornare con un intimo adeguato, ma dato che sono molto impegnata e probabilmente non hai di meglio, ti darò una possibilità. togliti i vestiti.”
Elizabeth obbedì temendo di non avere un’altra possibilità. Si tolse la maglia, il reggiseno e poi le mutandine, posizionandoli tutti sulla sedia. Totalmente nuda eimbarazzata riprese a sfilare avanti e indietro per la stanza. Jane si alzò dalla sedia, si mise davanti alla scrivania, osservando le belle e grosse mammelle di Elizabeth. Si sedette in una sedia all’estremità della stanza, guardando le tette di Elizabeth che sfioravano l’effetto di gravità. Elizabeth si girò mostrando il sedere, due natiche perfettamente modellate.
Jane le ordinò di fermarsi e le disse mettendole le mani sui fianchi che non li muoveva bene. Le disse di ricominciare a camminare, mentre le teneva le mani sui fianchi. Elizabeth sentiva come una scossa elettrica sul suo corpo, mentre Jane la toccava. Le ginocchia di Elizabeth iniziarono a sentirsi deboli, mentre una strana sensazione calda le scuoteva le vene, tutto il suo corpo sembrava in fiamme, alla fine quasi svenne tra le braccia di Jane.”
“Cosa c’è che non va ti senti male?” disse Jane
“Non lo so, mi sento improvvisamente debole, come le gambe non mi reggessero.”
“Spero di non averti fatto male toccandoti, o averti imbarazzata per averti fatta spogliare”
Jane portò Elizabeth sul divano, mise un braccio intorno alla spalla di Elizabeth e con l’altra mano accarezzò il pancino.
“Oh no signora, mi sono divertita molto, è che quando mi ha toccata mi sono eccitata talmente tanto che è come sentissi un fuoco dentro”
Jane sorrise pensando che l’aveva sedotta ed era solo questione di tempo prima di portarsi a letto quella stupenda creatura di Elizabeth e la baciò delicatamente in fronte.
“Sono contenta che ti senta così, hai un ragazzo cara?”
“No, signora ho paura dei ragazzi.”
“Perché hai paura?”
“Mia madre mi ha avuto quando avevo sedici anni, non voglio che questo capiti anche a me”
A questo punto Jane la abbracciò e le disse” non dirmi che sei ancora vergine?”
“Si Signora, lo sono, ma le altre ragazze a scuola mi chiamano puttana lo stesso”
“Una puttana perché?”
“Perché dicono che ho un corpo da puttana.”
La passerina di Jane incominciava a bagnarsi, mentre parlava e abbracciava il giovane e innocente corpo di Elizabeth.
Pensò che suo marito impazzirebbe per una così e riusciva a malapena ad aspettare di vederlo in faccia quando gli avrebbe presentato il suo corpo nudo, sottomesso di Elizabeth e asservito ai suoi più perversi piacere sessuali.
Quella di Elizabeth sarebbe stata la seduzione più facile che mai avesse sperimentato, sarebbe diventata la loro ultima e più voluttuosa schiava del sesso.
“Bene mia cara dovrei farti allenare” disse Jane
“Ma come signora, io non ho soldi per fare la modella”
“Non preoccuparti ti allenerò io stessa, a casa mia, in cambio di un po’ di pulizia e servitù domestica, ho anche un’altra ragazza lì, è una casa grande e ci starai, non ci saranno problemi con mio marito”
“Tuo marito?”
“Si, è il proprietario dell’agenzia, ma è quasi sempre fuori casa”
“Ma tu vuoi allenarmi nuda?”
“Solo qualche volta durante occasioni speciale, ho un sacco di bei vestiti adatti a te a casa”
“Sei così gentile con me, mi sento davvero bene con te e mi sto eccitando molto”
Jane a questo punto perse il controllo e baciò Elizabeth sulle labbra, si mise lentamente a massaggiarle l’interno coscia, le toccò dolcemente le tette e scese verso il suo cespuglio riccio. Elizabeth ansimò e il suo corpo tremò quando Jane le sfiorò il clitoride, era la prima volta che le succedeva. Mentre le dita di Jane iniziarono a sfiorarle la passerina, non riuscì più a trattenersi, si baciò i seni, cominciò a tremare come una foglia, finchè ebbe l’orgasmo.
“Oh signora , cosa mi sta succedendo?”
“Hai avuto un orgasmo mia cara, non è una bella sensazione?
“Si, ancora non ci credo, è stata la più bella sensazione che mai abbia avuto, ma io non ho fatto nulla per te”
“Non occorre, lo farai più tardi o quando vorrai”
“Farò qualsiasi cosa tu voglia faccia”
“E’ bello sentirti dire così, ti insegnerò mille modi per godere, adesso voglio che tu vada a casa a prendere le tue cose. Di alla mamma che hai un lavoro e ti trasferisci dal tuo capo”.

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