Io, Valentina e Yusuf il suo moneyslave 3
Il vento gelido di marzo soffiava su Istanbul, ma dentro l’appartamento quasi vuoto di Yusuf l’aria era calda, densa di sudore e liquido pre-eiaculatorio. A Milano, la primavera aveva il sapore della figa bagnata di Valentina e del mio cazzo che la riempiva.
Quel pomeriggio l’avevo portata a fare shopping pesante in Montenapoleone. Sotto il cappotto di cachemire da 1.850 euro che Yusuf aveva appena pagato, Valentina indossava solo un completino di pizzo rosso fuoco: reggiseno a balconcino che le strizzava le tette sode e un tanga minuscolo già inzuppato. Mentre camminavamo, le infilavo ogni tanto una mano sotto il cappotto, sfiorandole il clitoride gonfio da sopra la stoffa bagnata. Lei gemeva mentre ci trovavamo tra la gente.
Da Giacomo, al tavolo appartato, non resistetti. Le allargai le cosce sotto la tovaglia e le infilai due dita dentro la figa calda e viscida fino alle nocche. Era fradicia, letteralmente colante. Mentre le massaggiavo il punto G con movimenti lenti e profondi, le dettavo il messaggio.
Valentina: Yusuf schifoso, apri il nuovo contratto: “Protocollo Distruzione Totale e Permanente”. Leggilo con il tuo inutile cazzetto chiuso nella gabbia, mentre ti cola il liquido pre-eiaculatorio sulle palle.
Il documento era brutale, perverso, definitivo. Mentre lei inviava il PDF, io continuavo a scoparla con le dita sotto il tavolo, sentendo le sue pareti contrarsi e succhiarmi le dita.
Conteneva tutto:
75% dello stipendio come tributo immediato e irreversibile.
Solo 15% per sopravvivere (cibo più economico possibile, niente carne, niente riscaldamento).
10% per emergenze mediche, da implorare in ginocchio con video.
Gabbia di castità in acciaio inox piccola, permanente. La chiave era nel mio cassetto a Milano, dentro le sue mutandine sporche del giorno prima.
Ogni venerdì: foto nudo a gambe larghe, cifra del tributo scritta con pennarello indelebile sul petto, sulla pancia e proprio sopra la gabbia, con il suo cazzo violaceo che spingeva contro disperatamente.
Dormire nudo sul pavimento freddo tutte le notti, con un plug anale medio inserito “per ricordarti che anche il tuo culo ci appartiene”.
Niente più orgasmi. Mai più. Solo edging doloroso quando glielo avremmo concesso, massimo una volta al mese.
La risposta arrivò in meno di dieci minuti, insieme al bonifico di €3.150.
Yusuf: Ho firmato tutto, Padroni. Il bonifico è partito. Il mio cazzo sta impazzendo dentro la gabbia, fa malissimo… sto gocciolando sul pavimento come una troia. Vi prego, usatemi fino a distruggermi.
Valentina venne violentemente sulle mie dita al tavolo del ristorante, mordendosi il labbro fino a farlo sanguinare per non urlare.
Quella sera lo umiliammo ancora di più.
Gli ordinammo un video di cinque minuti. Doveva stare nudo in ginocchio, gambe spalancate, gabbia lucida di saliva (perché doveva leccarla prima), plug ben visibile nel culo. Con voce rotta e lacrime agli occhi doveva ripetere:
«Il mio cazzo non esiste più. Sono solo un portafoglio vivente, un bancomat con le palle piene. Ogni euro che guadagno serve solo a far bagnare la figa di Valentina, mentre il suo Padrone la scopa. La mia frustrazione è il vostro piacere. Vi supplico di rovinarmi completamente.»
Il video arrivò mentre eravamo in taxi. Valentina mi tirò fuori il cazzo duro e me lo succhiò con fame animalesca, ingoiandolo fino in gola, mentre guardavamo Yusuf che piangeva e ripeteva quelle parole. Il suo cazzo era violaceo, gonfissimo dentro la gabbietta troppo piccola, un filo continuo di liquido pre eiaculatorio colava fino a terra.
Arrivati a casa la sbattei sul letto come una troia. La presi da dietro con forza, schiaffeggiandole il culo mentre lei teneva il telefono in mano e rileggeva i messaggi del Yusuf. Ogni volta che lui scriveva “vi prego, distruggetemi”, io affondavo fino alle palle nella sua figa fradicia e lei urlava di piacere.
Nei giorni seguenti diventò una droga continua.
Ogni sera alle 23:00 doveva mandare foto del frigo quasi vuoto e un video corto in cui si schiaffeggiava forte il cazzo incastrato nella gabbia mentre confessava cosa aveva osato comprarsi di “superfluo”. Se comprava uno yogurt intero, pagava 200 euro di multa e si infilava tre dita nel culo davanti alla telecamera.
Una notte, mentre io stavo scopando Valentina contro la vetrata con vista sul Duomo illuminato, le sue tette schiacciate contro il vetro freddo, gli ordinammo di uscire sul balcone di Istanbul alle 3 di notte, solo con la gabbia e il plug, e restare lì quindici minuti con il cazzo al vento gelido recitando ad alta voce il nostro nome e quanto amava essere distrutto.
Mandò la foto con timer: 15 minuti e 32 secondi. Aveva il cazzo quasi nero dalla costrizione e il plug lucido di lubrificante.
Valentina venne così forte che le tremavano le gambe, schizzando sul pavimento mentre io continuavo a martellarla.
Poi arrivò la parte più eccitante.
Mentre la stavo prendendo in missione profonda, sudati e attaccati, le sussurrai:
«Digli di vendere la macchina.»
Valentina, con la voce rotta dall’orgasmo imminente, scrisse:
Valentina: Vendi la macchina entro una settimana, Yusuf. Vogliamo 8.500 euro sul conto. Useremo quei soldi per farci scopare alle Maldive mentre tu mangi tonno in scatola e ti lecchi le sbarre della gabbia.
La risposta arrivò dopo venti minuti:
Yusuf: Ho già trovato il compratore. Domani firmerò. I soldi saranno vostri. Spero che il mio Padrone ti riempia la figa tutte le notti mentre io dormo sul pavimento freddo pensando a voi due che godete grazie a me.
Valentina esplose in un orgasmo squirtante violentissimo, urlando e contraendo la figa attorno al mio cazzo così forte che venni anch’io, scaricandole dentro litri di sperma caldo e spesso.
Ci addormentammo così: il mio cazzo ancora mezzo duro dentro di lei, il telefono sul cuscino con l’ultimo messaggio del Yusuf aperto, e la figa di Valentina che stillava il mio seme misto al suo succo.
A Istanbul, Yusuf era sdraiato nudo sul pavimento gelido, plug nel culo, gabbia dolorante, cazzo che pulsava senza tregua, sapendo che non sarebbe mai più venuto, che ogni sua goccia di sudore e ogni euro serviva solo a far bagnare e godere la figa di un’altra donna.
E quella consapevolezza lo teneva in uno stato di eccitazione malata, umiliante e disperata… che non voleva finisse mai.
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